• OPPOSING VIEWS
    Alcune città sembrano immobili: la poesia è congelata in una sineddoche, quella del Monumento, muto testimone del tempo, noncurante della "liquidità" contemporanea.. Camminare per emozionarsi e per interrogarsi. Muoversi, emozionarsi, motivare. Flâneur, termine reso famoso dal poeta francese Charles Baudelaire, indica il gentiluomo che vaga per le vie cittadine, provando emozioni nell'osservare il paesaggio. "ManhAscoli" e "The Revenge of Nature" sono visioni opposte, di uno stesso luogo, in un determinato futuro.. La prima porta l'osservatore ad immaginare un futuro urbanizzato, dove grattacieli ed edifici di grandi dimensioni hanno preso possesso del luogo, sconfinando anche oltre; la seconda ha come protagonista la natura ed un mondo dove edifici e case, ormai abbandonate, vengono piano piano assorbite dalla natura selvaggia, in continuo mutamento. La locuzione latina "Medio tutissimus ibis", tradotta letteralmente, significa nel mezzo camminerai sicurissimo. È il consiglio dato da Elio, il dio del sole, a Fetonte, suo figlio, che si accingeva a guidar il carro del Sole. In senso più generale si intende che la via di mezzo, lontana da ogni estremo, è la più sicura, ma il figlio ignorò il consiglio, con tragiche conseguenze.. E' un pò ciò che la società di oggi sta attuando verso il consiglio, seppur muto ma evidente, del mondo rivolto a noi.
  • ManhAscoli
    L'illusione di essere di fronte a un documento fotografico non dura a lungo. Questa immagine composita è, a un primo sguardo, il frutto di una fantasia prospettica: l'insediamento urbano, visibile frontalmente dalla Rua delle Stelle, cresce e diventa lo Skyline di New York. Il corposo inserimento di questa architettura moderna sovrasta l'abitato ascolano. 
    Ma perchè questa contrapposizione? L'apocalisse dello Skyline è il momento rivelatore (conscio o inconscio) di una serie di 
    elementi che caratterizzano la fotografia contemporanea e, allo stesso tempo, il punto di partenza di riflessioni che riguardano l'immanenza e la forza simbolica dell'architettura così come il rapporto che stringe con l'agente sociale e il contesto in cui si inserisce.I grattacieli trasmettono la forza che si tende a attribuire al futuro in genere, al potere della tecnologia e allo sviluppo economico: l'ascesa trascendente delle vette è il risultato di una consistente solidità scientifica e economica. È quindi da un momento di ulteriore riflessione sui referenti fotografici che dipartono un diverso tipo di considerazioni. La fotografia dell'abitato Ascolano, che possiamo definire reale o diretta, ospita l'immagine anche essa reale ma decontestualizzata della città di New York. Questo escamotage rende la fotografia “ospitante” uno spazio diverso dal quale possono scaturire alcune considerazioni da approfondire. La giustapposizione di iconicità di storia e presente, la manifestazione di iconografie del passato e del sogno futurista, o di una iconografia che porta il reale verso l'incubo metropolitano, così come la simbologia della mostruosità del cemento che avanza minacciando il piccolo insediamento. Il gigante contro l'uomo. Ma anche una visione contemporanea tesa a mostrare la nuova civiltà in contrapposizione alla tranquillità e al reiterarsi delle innocenti abitudini di un piccolo mondo, forse più sano, ma comunque all'apparenza meno tecnologicamente avanzato. La dicotomia e l'analisi dei contesti fanno sì che ai referenti si possa attribuire la funzione di segno. Ora, sebbene l'inserimento dello Skyline sovrasti le abitazioni Ascolane, sebbene le architetture siano assolutamente differenti, nonostante esse appartengano a realtà completamente differenti e nonostante sia palese la presenza di una manipolazione all'interno del quadro, riusciamo comunque a percepirle come un'unità. E', infatti, per mezzo di un elemento naturale, ovvero la rossa luce crepuscolare che tali antipodi storici e architettonici si ritrovano in un momento condiviso. 
    Giorgio Barrera Fotografo / Milano
  • The Revenge of Nature
    L’architettura e l’urbanistica disegnano il presente immaginando il futuro. Al tramonto delle utopie e delle grandi narrazioni, delle città ideali e delle concezioni assolute dell'uomo, è sopravvissuta una tensione ottimistica che è intimamente connaturata a queste arti: progettare i luoghi e gli edifici continua sempre a presupporre, in qualche modo, la capacità di sognare una condizione dell'abitare umano felice, potenzialmente perfetta, in cui i bisogni dell’uomo siano soddisfatti sotto il segno della funzionalità e della bellezza meglio di quanto sia stato fatto finora. È la molla che nutre l'energia creativa spingendola verso il costruire, e richiede che si possegga una visione che non venga offuscata dal pensiero dell'inarrestabilità dei mutamenti sociali e culturali. Per quanto se ne sia intimamente consapevoli, occorre fingere di non sapere che in un tempo indefinito la volubilità della società degli uomini modificherà o distruggerà quanto è stato edificato, e che questo processo è ineluttabile. Per questo ci seduce anche il pensiero contrario: la capacità di figurarsi i luoghi in tempi che sono oltre le previsioni umane, di vedere la città di oggi come archeologia del futuro, di svelare infine il carattere effimero di ciò che l’uomo ha innalzato, sottraendo temporaneamente spazio alla natura. 
    Daniele De Luigi Critico d'arte / Reggio Emilia
  • Mappe
    Dal 2012 la rivista è una testata registrata della quale Gagliardini è pienamente editore. Mappe è uno strumento di comunicazione rivolto alla filiera del progetto che comprende ma supera il dialogo disciplinare. Per la sua autorevolezza e reputazione da molti anni ha assunto dignità di fonte per studi e ricerche legate all’architettura contemporanea adriatica e marchigiana. La Direzione Editoriale è di Cristiano Toraldo di Francia. Il Comitato Editoriale è composto da Pippo Ciorra, Cristiana Colli, Domitilla Dardi, Mario Gagliardini, Didi Gnocchi, Manuel Orazi, Cristiano Toraldo di Francia.​​​​​​​